Proteggiamo i nostri Mari

Daniela,
proprio in questi giorni stiamo navigando nelle acque d’alto mare dell’Oceano Indiano Nord Occidentale.

Con la nostra nave Arctic Sunrise stiamo denunciando come la pesca eccessiva, distruttiva e troppo spesso illegale stia danneggiando in modo irreparabile i nostri mari e le specie che la popolano da milioni di anni.
L’equipaggio è riuscito a documentare a filmare ben 7 imbarcazioni che calavano in mare muri di reti di oltre 21 miglia di lunghezza. Una denuncia che dobbiamo rendere nota a tutto il mondo! Queste reti, conosciute anche come “muri della morte” causano la cattura accidentale di specie in pericolo come le enormi mante, tartarughe marine e squali. Un saccheggio senza precedenti. Specie che popolano il nostro ecosistema marino da millenni, oggi stanno scomparendo a causa della pesca industriale!

Devi sapere che nonostante queste reti siano state bandite dalle Nazioni Unite trent’anni fa sono ancora utilizzate. In italia le conosciamo con il nome di spadare che ben differiscono dalla millenaria tecnica di pesca con l’arpione. 

Le spadare sono reti derivanti, così definite perché vengono lasciate alla deriva delle correnti intrappolando mortalmente tutto ciò che incontrano. Questo tipo di pratiche insieme a una pesca sempre più industrializzata e intensiva a cui nessuno pone limiti stanno letteralmente svuotando i nostri mari.

Le lobby del potere dell’industria, troppo spesso europea, impediscono di prendere misure serie per contrastare la pesca eccessiva. 

Oltre alle spadare, la pesca industriale utilizza dispositivi capaci di aggregare i tonni, e purtroppo non solo loro, in un punto preciso per aumentare la quantità di pescato. Queste modalità stanno trasformando gli habitat dell’Oceano Indiano occidentale a una scala senza precedenti, dove circa un terzo delle popolazioni ittiche commerciali è ormai sovrasfruttato.

Specie come il tonno pinna gialla potrebbero vedere le proprie popolazioni arrivare al collasso già nel 2024. 

Daniela, fermiamo insieme questa distruzione. Proteggiamo i nostri mari!

Per tutelare gli oceani e le comunità costiere che da essi dipendono, servono scelte decise da parte dell’industria che non può continuare a dipendere da una pesca eccessiva e distruttiva. I governi non possono permettere lo sfruttamento dei nostri mari.

Le zone d’alto mare degli oceani sono un bene comune dell’umanità che va protetto. Insieme a regole di pesca più stringenti chiediamo che alle Nazioni Unite venga approvato un Accordo globale per gli Oceani per creare una rete di Santuari marini e tutelare la biodiversità dei nostri mari 


Daniela, basta pesca distruttiva!
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